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Il ricordo di Gabriele
per continuare a trasmettere il suo messaggio di speranza a tutti i piccoli grandi guerrieri come lui

Per continuare a fare la differenza
Ci sono persone che entrano nella nostra vita quasi in punta di piedi, senza clamore, eppure riescono a lasciare un’impronta profonda, destinata a restare. Anche quando non sono più fisicamente accanto a noi, continuano a vivere nei piccoli gesti quotidiani, nei ricordi che riaffiorano all’improvviso, nei valori che ci hanno trasmesso senza mai imporli.
Gabriele Pizzi era una di quelle persone.
Oggi siamo qui non solo per ricordarlo, ma anche per trasformare quel ricordo in un gesto concreto.
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La borsa di studio in memoria di Gabriele
Lo scopo della donazione che presentiamo è chiaro e profondamente significativo: sostenere la formazione del personale che opera all’interno del Reparto di Cardiochirurgia Pediatrica e dell’Età Evolutiva del Policlinico Sant’Orsola, contribuendo a preparare professionisti sempre più competenti, umani e capaci di affrontare sfide complesse con conoscenza e sensibilità.
Non si tratta solo di sostenere degli studi, ma di investire nella qualità della cura, nella preparazione di chi ogni giorno si trova accanto a persone fragili, proprio come Gabriele è stato, fin dai primi giorni della sua vita.
È un modo per restituire ciò che lui ha ricevuto, trasformando la sua esperienza in un’eredità viva che continuerà a fare la differenza.
Gabriele per noi
Per chi ha lavorato con lui, Gabriele non era semplicemente un collega. Era un giovane uomo pieno di entusiasmo, curioso, attento, capace di guardare alla vita con meraviglia ma anche con determinazione. Era un figlio amato, un fratello presente, uno zio teneramente innamorato del suo nipotino. Gabriele era quell’amico raro che tutti vorrebbero accanto: capace di ascoltare davvero, di offrire un consiglio sincero senza giudicare, di esserci nei momenti difficili anche quando era lui stesso a dover affrontare prove enormi.
L’8 gennaio 2026 Gabriele ci ha lasciati, dopo aver combattuto con dignità contro una malattia che non gli ha mai tolto la voglia di vivere. Perché questo era Gabriele: un ragazzo innamorato della vita, desideroso di viaggiare, di conoscere nuove culture, di esplorare orizzonti lontani. Aveva quella curiosità genuina che ti spinge a fare domande, a capire, ad andare oltre. Guardava al mondo come a qualcosa da scoprire, non da temere.
La sua storia, in parte, l’abbiamo conosciuta attraverso le sue stesse parole, in un articolo pubblicato da Piccoli Grandi Cuori, dove raccontava: “la prima volta che sono stato operato avevo pochi giorni di vita… Ho un ricordo nitido del Reparto… era come una bellissima casa piena di bambini e adulti con il camice colorato.” Fin dall’inizio della sua esistenza, Gabriele ha dovuto confrontarsi con una realtà che avrebbe potuto piegare chiunque. Eppure, quella battaglia lo ha reso ancora più forte, trasformando la sofferenza in consapevolezza, la fragilità in resilienza.
Quante volte sentiamo dire che la forza del cuore è una metafora poetica? Nel caso di Gabriele, quella forza era reale. Non erano solo parole quelle che lui ricordava “Vai Gabriele ci siamo quasi”, “Dai Gabriele resisti ancora un po‘” e “Gabriele, il tuo cuore ha stoffa!”; ma erano un mantra di speranza che lui portava nel cuore ogni giorno.
Parole che lo hanno accompagnato per tutta la vita, diventando una sorta di promessa silenziosa fatta a sé stesso: non arrendersi.
E non si è mai arreso davvero.



Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, personalmente o attraverso ciò che stiamo condividendo, sa quanto fosse amichevole, disponibile, capace di ascoltare e di consigliare. Un ragazzo che, nelle chiacchierate, ti faceva sentire visto, capito, valido. E quanti di noi, in momenti difficili, avrebbero desiderato avere vicino un consigliere così, una persona che sa ascoltare con empatia e parlare con sincerità.
La malattia di Gabriele non gli ha rubato il desiderio di vivere: “cercavo sempre un modo per rialzarmi e combattere, anche quando mi dicevano di riposare”. Questo è ciò che ricorderemo per sempre: non la sofferenza o l’ombra dell’ultima battaglia, ma la vita piena di significato che ha scelto di abbracciare, ogni singolo giorno in cui era tra noi.
Un ponte tra passato e futuro
Questa iniziativa sarà un ponte tra passato e futuro: porterà il nome di Gabriele là dove si costruisce il
domani della cura, diventando un simbolo di impegno, dedizione e speranza.
E allora vi chiedo: sostenete questo progetto con il vostro cuore, con la vostra generosità, con la
consapevolezza che un gesto, grande o piccolo che sia, può avere un impatto reale nella vita di altri.
Perché ricordare Gabriele significa continuare a credere nella bellezza della vita, nella forza dei sogni e nella possibilità che ogni cuore, anche quello più fragile, possa battere forte, con forza, coraggio e speranza.





